Comacchio
L’origine del nome Comacchio evoca subito il suo legame indissolubile con l’acqua: dal greco kuma (piccola onda) o dal latino commeatulus (raduno di navi). Sorta su 13 isolotti, questa città è la degna erede dell’etrusca Spina, nata come avamposto fortificato per controllare i traffici tra il fiume e il mare.

Una potenza dell’Alto Medioevo
Questa cittadina ebbe origine da un insediamento fortificato (castrum) eretto lungo il fiume a protezione dall’area di influsso longobardo. Le prime evidenze archeologiche riguardanti il villaggio sono del VII—VIII secolo d.C. Per la sua posizione strategica, Comacchio divenne uno degli insediamenti più importanti dell’Alto Medioevo Italico, che contese alla nascente Serenissima, il controllo dei traffici adriatici e mediterranei.
La forma attuale della città si ebbe a partire dal 1630 circa, per iniziativa della Santa Sede, che volle valorizzare lo sbocco a mare del ducato con ambizioni commerciali. La quasi totalità dei ponti di pietra risalgono a questo periodo: il grandioso Trepponti, edifici come la Loggia in cui si immagazzinava il grano ed il Colonnato dei Cappuccini.
Le Valli: l’anima e la lotta di un popolo
Le valli di Comacchio hanno sempre rappresentato la risorsa principale dell’economia locale e la loro gestione fu al centro delle vicende storiche.
Quando nel 1797 Napoleone si impadronì del paese e delle Valli, i cittadini si ribellarono, finché ottennero la firma del Rogito Giletti il 12 luglio 1797. Con questo documento la Repubblica francese vendeva alla cittadinanza tutte le valli ed ancora oggi si tratta dell’unico documento che sancisce la proprietà del Comune sulle Valli. La gestione era difficoltosa: fenomeni di salsedine e morie di pesci costrinsero il Comune a rivolgersi alla Camera Apostolica, la quale, nel 1853 la affida al Ministero delle Finanze. Con la rotta del fiume Reno e la riduzione del pescato, il Governo cedette le valli al Comune, che dovette svolgere numerosi lavori di riassetto idrografico.


Dall’isolamento al turismo moderno
Avvicinandosi alla sua storia più recente, un momento importante per lo sviluppo di Comacchio e dei Lidi fu il ripristino della Romea. Il percorso era pressoché lo stesso di quello tracciato dai legionari romani e seguito dai pellegrini. Lo scopo era quello di facilitare le reciproche comunicazioni sulla costa adriatica, a vantaggio sia dei traffici del porto di Ravenna e quello di Venezia, ma anche delle campagne a ridosso del litorale accresciute lungo il delta padano, nel ferrarese e nel Polesine.
Comacchio fu unita alla terra ferma all’inizio del 1800 e collegata a Ferrara ancora per circa un secolo solo con barche e postale una carrozza trainata da cavalli. Nel 1901 fu installata la linea ferroviaria tra Ferrara e Comacchio ampliata fino a Porto Garibaldi nel 1911 (due locomotive da 160 cv due da 190 ed una da 90 con 14 vetture a cassa in legno per passeggeri).
Nessuna sorpresa dunque se i viaggiatori durante il XVIII secolo, evitarono questa zona con poche eccezioni. Nel secondo Ottocento una gita da Faenza alle Valli Comacchiesi come racconta Giuseppe Pasolini Zanelli- richiedeva almeno due giornate e mezzo di trasporto diversi.